Eventi Speciali

IL PRIGIONIERO

di Federico Olivetti
Italia, 2019, 16′, colore, DCP
Sceneggiatura
Federico Olivetti
Martedì 03 Settembre 2019
11:30 Sala Perla Pubblico, tutti gli Accrediti
 

fotografia
Nicola Cattani
montaggio
Desideria Rayner
suono
Mattia Biadene
scenografia
Caterina Da Vià

interpreti
Paolo Musio [il prigioniero]
Sabrina Impacciatore [Maria]
Franco Ravera [il poliziotto]
Emma Bertoli [bambina]
Carlo Piron [bambino]
Mattia Pilon [ladro]
Laura Serena [la vittima]
Cesare Lanna [fascistoide]
Mario Pirrello [fascistoide]
Nora Panizzo [inquilino]
Herbert Ruggaldier [inquilino]
Luisa Conti [inquilino]
Nino Olivetti [inquilino]

produttore
Riccardo Biadene
produzione
Kama Productions
coordinamento produzione
Silvia Jop

Ufficio stampa
Silvia Gorgi

Un uomo grigio, un uomo obbediente, una mattina saluta la moglie e s'incammina verso il mercato per comprare del pesce. Si imbatte in un branco di sconosciuti. Viene scambiato per un ladro e inseguito. Trova rifugio nella cantina di un palazzo. Sopraggiunge un poliziotto, feroce e ottuso. Viene malmenato e perquisito. Scoperta la sua innocenza, il poliziotto si allontana, ordinandogli, distrattamente, di non muoversi fino al suo ritorno. L'uomo grigio interpreta alla lettera le parole del poliziotto e resta giorni, immobile, le mani sollevate, attendendo l'avvento del suo Messia.

 

Filmografia

2019 Il prigioniero (cm)
2017 Verso casa (cm)
2016 Sottoterra (cm)
2015 L'ospite (cm)

Federico Olivetti si è formato artisticamente presso Ipotesi Cinema e la New York University (Tisch School of the Arts). Per il teatro, oltre alle numerose interpretazioni e regie, ha lavorato per autori come Luca Ronconi, Peter Stein, Bruce Myers. Recentemente ha collaborato con Anatolij Vassil'ev. Al cinema ha recitato nel film La parola amore esiste diretto da Mimmo Calopresti. È stato assistente di Marco Bellocchio, Marco Tullio Giordana e dello stesso Calopresti. Ha scritto e diretto L'ospite (2015), Sottoterra (2016) e Verso casa (2017), tre cortometraggi selezionati e premiati in molti festival.

«È sempre giusto obbedire alla legge? L'obbedienza comporta responsabilità? Come rispondere a una legge ingiusta? Chi sa di dovere e potere dissentire, sa anche che quando non dissente esprime un tacito consenso. Ho affidato questi interrogativi a un racconto grottesco e paradossale che vuole descrivere le conseguenze disumanizzanti dell'asservimento all'arbitrio dell'autorità. Il racconto è affidato a una forma di rappresentazione che svela la propria artificiosità: la recitazione si discosta, infatti, dal modello psicologico-naturalista. Il riferimento linguistico dominante è l'espressionismo. Molte sono le rivisitazioni del cinema di Fritz Lang». [Federico Olivetti]

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