Selezione Ufficiale

UN DIVAN À TUNIS
ARAB BLUES

di Manele Labidi
Francia, 2019, 88', colore, DCP
Sceneggiatura
Manele Labidi
Lunedì 02 Settembre 2019
22:00 Sala Perla 2 Press, Industry
 
Mercoledì 04 Settembre 2019
17:00 Sala Perla Pubblico, tutti gli Accrediti
Segue incontro con il pubblico
 
Giovedì 05 Settembre 2019
16:30 Cinema Rossini Pubblico
 
Giovedì 05 Settembre 2019
16:30 IMG Cinemas Candiani - Mestre Pubblico
 

fotografia
Lauren Brunet
montaggio
Yorgos Lamprinos
musica
Flemming Nordkrog
suono
Olivier Dandré
Jerôme Gonthier
Rym Debbrarh-Mounir
Samuel Aïchoun
scenografia
Mila Preli
Raouf Helioui
costumi
Hyat Luszpinski

interpreti
Golshifteh Farahani [Selma]
Majd Mastoura [Naïm] 
Aïcha Ben Miled [Olfa]
Feriel Chamari [Baya]
Hichem Yacoubi [Raouf]
Najoua Zouhair [Nour]
Jamel Sassi [Fares]
Ramla Ayari [Amel]

produttore
Jean-Christophe Reymond
produzione
Kazak Productions

co-produzione
Arte France Cinéma
in collaborazione con
Diaphana
MK2 Films

in associazione con
Cinéventure 4
Cofimage 30
Cofinova 15

vendite internazionali
mk2 films
distribuzione italiana
BIM Distribuzione

Selma, una psicoanalista che è tornata in Tunisia per avviare il suo studio, è alle prese con un pittoresco gruppo di pazienti.

 

Filmografia

2019 Un divan à Tunis (Arab Blues)
2018 Une chambre à moi
(A Room of My Own, cm)

Manele Labidi è una regista franco tunisina che ha studiato e, per qualche anno, lavorato nel campo della finanza prima di cambiare vita e diventare una filmmaker. Ha collaborato a diversi progetti di scrittura e regia per il teatro, la radio e le serie televisive. Il suo primo cortometraggio, Une chambre à moi, si riferisce a un saggio di Virginia Woolf (A Room of One's Own) ma in chiave tragicomica. Nel 2016 ha partecipato a un corso di sceneggiatura alla FEMIS di Parigi. Un divan à Tunis è il suo primo lungometraggio.

«Volevo filmare la Tunisia post-rivoluzione dei gelsomini e, in particolare, la classe media, cioè quella parte di popolazione profondamente lacerata tra modernità e tradizione. Scegliere come espediente narrativo la psicoanalisi (che è abbastanza marginale in Tunisia) e declinare la storia in forma di commedia, mi ha permesso di creare personaggi complessi e di mettere l'accento sulla loro dolce follia e vitalità ma anche di mostrare quelle sofferenze in un contesto nel quale la rivoluzione ha amplificato queste energie e ha spinto gli individui in un terreno reso impervio dalla crisi economica e dall'ascesa dell'islamismo». [Manele Labidi]

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